|
Diario
5 febbraio 2012
A new era
Mi sto chiedendo se ho fallito, se sono riuscito nel mio intento o se ho dimenticato l'obiettivo di questo mio peregrinare. 6 anni e mezzo fa ho chiuso la porta di casa e sono partito lontano. Giusto il tempo di dare un bacio a mamma, pagare le utlime bollette e sistemare il rimanente in modo da non lasciare tracce dietro di me. Stringendo in mano un biglietto di sola andata mi sono involato via, pensando di far mio il mondo intero, con una valigia piena di ego e di progetti. Ero forte e bello, giovane e pieno di energie. Avevo negli occhi la fiamma dell'ambizione ancora accesa e nella testa mille progetti contrastanti, curioso di vedere quale di essi avrebbe avuto la meglio. E alla fine nessuno di loro si è svelato fattibile. Sono partito pensando di poter considerare la mia vita come un mandala, soffiando sul già percorso avrei potuto cancellare le mie tracce e cercare la fonte del mio sorriso altrove. E cosí non è stato. Anni di fatica e di sforzi, di compromessi e di lacrime nel ricostruire quello che pensavo sarebbe stato pronto ad aspettarmi. Anni passati a sgusciare da una compagnia all'altra sperando di brillare di luce mia agli occhi di chiunque, sperando di mantenere e controllare quella fluorescenza che mi contraddistingueva nella mia realtà comoda e regale. E cosí, ovviamente, non è stato. Ho riconsiderato le mie forme e le mie espressioni, mi sono rimodellato in modo da potermi finalmente incastrare in una relatà nuova, diversa. Non era quello che mi aspettavo, non era certo quello che sognavo, ma era comunque un cambiamento e di quello avevo disperatamente bisogno. Sono passati 6 anni e mezzo, e sono arrivato alla fine della mia opera. Granello dopo granello, ho ricostruito il mio nuovo mandala, con un disegno tutto suo, lontano dall'imagine del precedente. Una volta finito, mi sono fermato a guardarlo, e la sua vista mi ha sconvolto a tal punto da non voler più accettare il fatto che fosse finito. Quella visione non è stata né bella o piacevole, ma semplicemente frustrante nel constatare a che punto tutto questo poteva rendermi deluso e malinconico. Il nuovo disegno non è quello che volevo, non è quello che speravo. non c'è nessuna luce, nessun effetto speciale che mi permetta di riconoscerlo come mio. Ma memore della fatica che ho fatto per finirlo, non ho trovato la forza per allontanarmi, non avevo voglia di ricomoniciare da capo, non avevo voglia di aggiustarlo, di sistemarlo. Avevo solo voglia di guardarlo e con una smorfia continuare a cercare una sua possibile bellezza. Ed eccomi qui, non ho più 24 anni e uno sguardo avvolgente, ne ho 30 e gli occhi pieni di esperienze, di fatica e di delusioni, di sorrisi e di compromessi. Non sono più un ragazzino aitante e pronto a tutto, la mia testa è cambiata e si è disillusa. Maledetto tu che mi avevi detto che con l'età si diventa più "cinici" ed io che ti assicuravo arrogante: "a me non succederà". Mi piace pensare che sia colpa tua se anche a me è successo. Mi hai plagiato e incastrato in un cammino predefinito, anche se sono ben cosciente che in realtà era un percorso inevitabile. Parto da qui, me ne vado senza rimorsi e senza rimpianti. Guardo negli occhi le persone che mi amano e del tutto cosciente mento dicendo che tristemente me ne vado. L'aggettivo tristemente fa stare bene le persone che abbandono, regala il sollievo nel sottolineare un legame che apparantemente non si spezzerà con la distanza. Si spezzerà, almeno nella maggior parte dei casi, resterà solo chi ha davvero ragione di restare. E a me sta bene cosí. Parto di nuovo, carico sulla schiena il poco che mi serve per trascinare la mia vita altrove, mi servono solo gli attrezzi che mi permetteranno di ricominciare a costruire altrove. Non sono più il ragazzino agguerrito che pensava di conquistare il mondo con la sua sola e gigantesca personalità. Parto senza pretese, senza grandi sogni, parto con l'idea di soffiare di nuovo sul mio mandala e andare a disegnarne un altro in un nuovo luogo. Scivolo sotto i vostri occhi che mi guardano raggiungere un'altra tappa del mio cammino. Cerco di non curarmi di quel giudizio incondizionato che non potete astenervi dall'esprimere, cerco di non sembrare ferito dagli addi e dalla delusione che provoca il mio sgusciare via dalle vostre vite furtivo, persuaso che riusciró a scomparire nel silenzio e nella tranquillità. Credi forse che sia facile dire di nuovo addio al luogo che consideravo finalmente casa? Guardami camminare lontano, mi votleró spesso indietro a guardarti. Non rimpiangeró la mia scleta, anche se forse nei momenti più difficili la malediró. La mia felicità in questo luogo sembra essersi consumata e non c'è più nulla qui che io possa imparare. Ho cercato di aiutare tutti coloro che mi circondano nella ricerca della loro felicità, della loro stabilità. Ho guardato chi ha trovato la sua strada in un lavoro o in una relazione, chi voleva una mia carezza o un mio bacio, chi si è reso insopportabile e che mi ha costretto a sottrarmi dalla sua attenzione per non ritrovarmi in situazioni spiacevoli. Ho guardato chi non è in grado di trovare il sorriso in questo luogo semplicemente perchè non lo cerca davvero e perchè distrugge tutto intorno a se, volontariamente o meno, e si rannicchia in una realtà fittizia e vuota per poi potersi lamentare del proprio vivere senza fortuna. Per voi tutti, il mio ruolo nel vostro quotidiano non ha più un senso ed è arrivato il momento per me di aprire di nuovo le ali per andare altrove, dove ci sarà bisogno di me, dove potró cercare quella tranquillità e quella pace che da tempo sto cercando. Qui, non l'ho trovata.
Con tutto quello che ho imparato, tutto quello che ho capito in questi anni, riparto con il mio bagaglio ricco di una nuova esperienza. E vado a cercare fortuna altrove. Arrivederci Bruxelles
| inviato da lahaine il 5/2/2012 alle 1:39 | |
23 novembre 2011
Linguine gamberetti e zucchine
Steasera ho deciso che cucino.
Passando i giorni a correre fuori dall’ufficio per recarmi ad una cena a casa di amici, un ristorante o una serata cinematografica, serate di corsa a sorridere, riflettere, compatire, condividere..
Sono stanco, fisicamente e mentalmente, ho bisogno di un momento mio, tutto mio. Allora ho deciso che questo momento deve essere passato a fare qualcosa di produttivo e piacevole, che non mi richiederà capacità particolari e troppa concentrazione.
Sono stanco fisicamente perchè da due settimane a questa parte ho deciso che gli anni della pinguedine devono finire, che la la vita er più facile quando il mio corpo assumeva forme piacevoli agli occhi e all’accondiscendenza delle persone. Questa riflessione mi ha portato alla decisione di perdere peso, in senso massiccio e possibilmente permanente. Ci sono solo due cose che possono seriamente aiutare la diminuzione della massa corporea: mangiare meno e muoversi di più.
Entrambe le cose sono sicuramente poco simpatiche, tutto tranne che divertenti, ma ci possiamo fare poco, molto poco…
Allora è iniziato il raptus annuale : colazioni pseudo-normali, pranzi nutrienti e leggeri e cene a base di verdure e proteine cotte al vapore in quasi-totale assenza di condimenti. Ed allo stesso tempo 3 giorni di palestra, i tre pilastri del lunedí, mercoledí e venerdi, aggiungendoci il corso di tennis al martedí e il giorno di riposo al giovedí. Non sono dio, quindi mi riposo il terzo giorno.
Ho già perso due chili, se continuo cosí forse in primavera saró pronto per abbandonare l’auto-commiserazione.
Stasera peró non posso basare il moi appuntmento con me stesso su una cena ipocalorica fatta di verdurine lesse, non sarebbe una vera e propria soddisfazione, quindi cucineró qualcosa non propriamente incluso nel mio piano e per controbilanciare ho digiunato tutto il giorno. Questo dovrebbe permettermi di sgrufolare la mia cena saporita senza sensi di colpa e desideri anoressici.
La pasta è sicuramente il primo penisero che mi viene in mente, perchè è difficile farla venire una porcheria in quanto tutto dipende sempre dal sugo che ci metti. La pasta lunga mi da sempre l’impressione di essere un piatto più sofisticato, forse perchè nel mangiarla bisogna sfoderare una leggera tecnica rispetto alle penne o ai maccheroni.
Nella pasta lunga peró, ci sono gli spaghetti che suonano tanto banali, le tagliatelle e derivati che fanno troppo campagna e rustico, credo che le linguine abbiano quello strano equilibrio tra senso di « fatto-in-casa » e delicata eleganza. Facciamo le linguine, quindi.
Ora tutto sta nel sugo.
Vorrei che i sapori di stasera mi allontanino da tutto quello che mi infastidisce.
Nelle ultime due settimane, la rabbia per le inguistizie lavorative ha raggiunto limiti mai visti in passato. Una promozione promessa e attesa, ma mai recapitata. Un superiore con le conoscenze specifiche di un oloturia e l’umanità di uno stupratore. Il mio sentimento di odio nei suoi confronti cresce a dismisura, e non passa giorno in cui non sogni per un istante che una morte istantanea e spregevole lo colga. È vero che è bello veder soffrire i propri nemici, ma la fantomatica morte lenta e dolorosa in realtà non ci libera dall’impiccio che la persona ci porta sufficientemente in fretta. Ergo, spero che muoia in fretta o che qualcosa di brutto ed improvviso gli capiti in modo da potermene finalemente sbarazzare per un tempo superiore ai 2 anni.
Pensare a lui mi fa spesso immaginare un enorme pezzo di carne sanguinolento, quindi credo che la carne sia da escludere per questa mia serata. Bisognerà optare per altre soluzioni.
Altro enorme fastidio dei tempi recenti sono le complicazioni.
Ho odiato in svariati momenti la fatica fatta per sgusciare fuori da situazioni scomode ed imbarazzanti create dalla stupidità di sinistri individui. Stanco e senza successo, arrancavo nel tentativo di scostarmi durante un litigio, spingere vie le malelingue, spiegare in tre idiomi diversi a svariate paia di orecchie cosa mi aspettavo e cosa non volevo, cosa mi sarei volentieri risparmiato. Purtroppo bisogna sempre partire dal principio che spesso le paia di orecchie hanno una bassissima percentuale di successo nell’assimilare le informazioni che gli offriamo.
Non mi è rimasto che fermarmi, piantare i piedi a terra e allontanare a forza queste presenze nefaste il più possibile. Mi sono messo il cappello dell’intransigente, del poco comprensivo, di colui che esagera e non riflette abbastanza, che sfugge ai conflitti.
Andate tutti a defecare sopra un rogo, è solo pazienza esaurita che confina ahimé con la brutalità.
Ho pensato quindi a qualcosa di poco elaborato, non troppo originale, che mantenga una certa dignità senza troppe pretese. Un sugo che non trovi nei ristoranti perchè non abbastanza raffinato, ma che non sia una patetica pasta al sugo.
All’inizio ho pensato al pesce, mi sembrava sufficientemente in linea con i miei pensieri, ma poi mi sono reso conto che il pensiero del pesce mi provoca noia e insoddisfazione, e l’insoddisfazione è un’altra cosa che mi infastidisce. Gaurdare negli occhi una persona in continua « lamentatio » per vere e proprie puttanate è stato un altro protagonista di alcune gionate.
Parlami di quanto sei triste perchè non hai una fidanzato o un flirt, raccontami di quanto sia difficile trovare una persona per bene in questa società, spiegami quanto solo e affranto ti senti nel tornare a casa da solo la sera dopo il lavoro e non avere nessuno che ti apre la porta con il cucchiaio di legno in mano e il grembiule da cucina addosso, ripetimi all’infinito quanto faccia schifo la tua vita piena di sofferenze, ingiustizie e ferite quando guadagni come un parlamentare europeo con una casa e una guardaroba immensi e magari un mezzo di locomozione pagato da terzi. Ed infine parlami di tutte le ferite presenti e passate che non riesci a rimarginare solo perchè ti piace crogiolarti nella tua eterna insoddisfazione, ed io avró voglia di morire.
Il pesce non mi sembra una buona idea, mi urta i nervi stasera. Peró qualcosa di non lontano, come io gamberetti, potrebbero fare al caso mio.
I gamberetti sono piccoli e discreti, non si impongono né nella forma né nel sapore, la loro espressione e il loro nome sono divertenti, non possono essere legati a qualcosa di triste.
Gamberetti, mi sembra una buona scelta.
Ora mi serve qualcosa che mi dia sicurezza. Ultimamente mi sono reso conto che mi manca davvero un po’ di polso, l’essere in grado di risparmiarmi dei sí e delle concessioni, un pugno fermo.
Allo stesso tempo, non mi piace l’arroganza e la spocchia, quindi deve essere qualcosa di duro a rigido ma non troppo invadente.
Credo che i cetrioli e le zucchine siano la prima immagine che mi viene in mente. Una forma cazzuta e dura ma allo stesso tempo con un gusto senza troppa prorompenza. I cetrioli non li vedo bene con la linguine e i gamberetti, le zucchine mi sembrano più appropriate.
Il tutto deve essere legato da qualcosa, ed è qui che entra in gioco la panna, che già come sapore mi fa impazzire, se poi ci aggiungi un po’ di zafferano per renderla colorata, calda, sinuosa…
Ovviamente la scegliamo senza grassi, sempre la setssa storia della pinguedine.
Abbiamo raggiunto un accordo all’interno della mia testa. La voce cattiva avrà il suo gusto forte ma non troppo, il suo colore acceso ed agressivo, la voce razionale avrà bilanciato i sapori, le forme ed i colori, la voce del piacere sarà soddisfatta, quella della gentilezza si perderà nella sensualità della crema. Credo che tutti siano d’accordo.
Un bicchiere di vino bianco freddissimo, compreró il moi preferito. Niente musica stasera, poca luce, una mise comoda e spessa.
Ed una sigaretta alla fine della cena, per concludere il circolo.
Un arrivederci per ora, striscio via dai vostri campi visivi, stasera spengo tutto e rimango con tutti i miei « me ».
| inviato da lahaine il 23/11/2011 alle 17:51 | |
18 luglio 2011
Buona giornata Bruxelles, buon lunedí mattina…
È tutta colpa sua, tutta sua. O merito, sí merito. E grazie grazie, e molte grazie.
Stamattina mi sono alzato lentamente, nel silenzio. Apro gli occhi a fatica e con le mani inizio a tastare il letto. Nessuna traccia di fidanzaNo, nessuna traccia di Chrono. Silenzio.
FidanzaNo sarà in cucina a prepararmi la colazione? .\/. Mi alzo pieno e mi dirigo in salone pieno di speranze.
Niente da fare, fidanzaNo è uscito per andare a lavorare lasciandomi da solo, inerme, senza cibo, neanche la spremutina fresca pronta che al mattino è quasi obbligatoria nella convivenza con il sottoscritto.
Chrono invece si rivela sonnecchiante sul divano in tutta la sua inutilità. Mi guarda con disprezzo e pietà sapendo che di lí a poco inizieró ad imprecare per essere stato abbandonato in casa senza nessuno che si prenda cura di me. Nessuno che mi prepari la mia colazione… Villani tutti !
Invece no, per non dare soddisfazioni al malefico animalenero, mi giro indispettito, scalzo e con addosso «pigiama imbarazzante », trascino la mia carcassa verso il bagno per iniziare il processo mattiniero di « carwash ».
Passo attraverso diversi processi : rasatura accurata di crapino e collo, accorciamento della barba, doccia con bagnoschiuma profumoso, lavaggio accurato della dentatura, pigiamino di deodorante….
Ne esco profumante e con un’espressione vagamente sveglia. Infilo due indumenti raccolti da quel mucchio di stracci che è ormai il mio armadio, ed esco dalle « mie stanze » altezzoso e tronfio della vittoria. Animalenero mi guarda malefico, cosciente del fatto che da ma e solo da me dipende la sua provigione di cibo giornaliera e che non puó tentare nessuna mossa falsa come l’attacco con agguato ai piedi perchè potrebbe ritrovarsi a dover mangiare crocchette-di-merda tutta la giornata invece dei succulenti e saporiti pranzetti SheMa.
Sono solo le 9 e mezza, mentre la città ha iniziato le sue attività a pieno regime da almeno un’ora e mezza, io sono ancora a casa a riempire la borsa con la gauffre per la merenda di mezza mattinata…
Decido che forse è l’ora di darsi una mossa, sfamo velocemente bestia_del_demonio che mi attende vicino alla ciotola e sguscio fuori dirigendomi verso la metropolitana di Santa Caterina.
Dopo qualche centinaia di metri, mi accorgo di un errore gravissimo : ho dimenticato AIpod a casa. Ninete musica in metropolitana, niente musica mentre cammino, niente musica quando andró in palestra stasera… È la fine.
Sono già le 9 :45, non si puó tornare indietro ora…
Arrivato in uffizio, mi rendo conto che è lunedí mattina. Stupidi_colleghi a fatica fanno un cenno di buongiorno con la testa senza staccare lo sguardo di vuoto cosmico dal loro schermo.
Mi siedo ed inizio il rituale del mattino: accendo il computer, digito la password, apro outlook e skype, per provare al mondo che ci sono, fintamente operativo. Poi lesto mi alzo e mi dirigo in cucina per il primo caffè e raccattare una bottiglia d’acqua.
Ritorno alla mia postazione, schivo la lista di email da leggere in outlook ed apro la finestra di internet explorer per dirigermi curioso verso la mia casella di posta hotmail e facebook, molto più interessanti. Apro poi la pagina di repubblica e scartando la gauffre dal suo involucro di plastichina, inizio cosí la mia giornata.
Dopo svariate letture, tra email ed articoli di giornale, inizio a leggere i suoi ultimi post, divertito e sorridente.
Il nervosismo del lunedí mattina piano piano si dissolve, sostituito da una strana sensazione di urgenza. Rinasce la voglia in me di tornare in questo luogo ormai un po’ obsoleto e dimenticato. Scrivere, anche se con un linguaggio più zoppicante a causa di tutte le lingue-di-merda che sono costretto a parlare in questo paese dimenticando la mia. Qualche tempo fa mi dicevo che, oltre all’handicap di un italiano ormai logoro e meccanico, il pensiero che nessuno avesse un reale interesse nel leggere le quattro cagate che avevo l’abiutdine di scrivere qui mi aveva spinto ad allontanarmi dal mettere nero su bianco i miei pensieri. Ed invece mi ritrovo memore del fatto che questi mini-articoli personali non sono qui per la lettura altrui ma per il piacere personale, e che se la gente non ha voglia di leggere quello scrivo non deve far altro che avitare questa pagina. Non è difficile.
Eccomi quindi di ritorno, frizzante ed energico. Pronto a concretizzare di nuovo i miei pensieri, forse per paura che mi sfuggano, che passino accanto silenziosi senza che io me ne accorga.
E dunque grazie al Belguglielmo che indirettamente e senza volerlo mi ha riacceso una piccola candela nella testa, e nella speranza che non si spenga di nuovo o per sempre, mi rimetto a scrocchiare le dita sulla tastiera.
Buona giornata Bruxelles, buon lunedí mattina…
| inviato da lahaine il 18/7/2011 alle 16:44 | |
3 giugno 2011
La lunga marcia
.jpg)
| inviato da lahaine il 3/6/2011 alle 15:20 | |
29 dicembre 2010
Una serata solitaria a casa
Una serata solitaria a casa.
Tornando dal lavoro non ho molta voglia di sobrietà. Un porno e una bottiglia aiutano. Seduto sul divano guardando nel vuoto stappo lentamente la bottiglia, agguanto un bicchiere ed è così che tutto inizia.
Un sorso, una sigaretta, un messaggio sul telefono...
Quando sono ubriaco e solo non posso fare a meno di viaggiare con la testa, pensare a problemi esisztenziali ed al mio futuro. Un altro sorso.
Un anno che finisce, l'inevitabile gesto involontario di voltarsi indietro, lo sforzo consueto della testa di resistere alla tentazione. Che stanchezza il controllo.
Da un po' mi sono reso conto che tutto quello che mi circonda non mi rispecchia per nulla. Il 2010 è stato simbolo di sopravvivenza e non di vita di qualità per me. Ho fatto cenno di si con il capo a tante cose che non mi vestono più, o che non mi hanno mai vestito. La casa arredata ad immagine e somiglianza del compagno, la signora delle pulizie sudamericana che il lunedi mattina passa silenziosa nelle stanze a cancellare la traccia leggera di due bambini capricciosi, i vestiti regalati da altri per la svogliatezza di andare a comprarmeli, un lavoro quadrato e piatto tenuto solo perchè ti permette di avere uno stile di vita assolutamente borghese, un messaggio della commissione europea per un test di ammissione.
Noia, un altro sorso...
Tanta speranza per un vacuo inizio convenzionale che però è sempre utile per dare un colpo di coda mentale ed intellettuale. Ognuno si crea gli appigli che meglio crede sulla sua parete, o no?
L'alcool sale al cervello, lento, insidioso. Mi sposto al computer: colpo di testa! Riapro facebook. Sono stufo di girovagare elemosinando attenzione dalle solite 5 persone malcapitate.
Il popolo acclama!
2011 è tempo di esplosioni, è tempo di riagguantare tutto tra le mani e stringere il pugno. Quello giusto, capiamoci bene.
Luciana grida nell'altra stanza, rido.
Un altro sorso.
Parte musichina balcana saltellande, una voce roca francese rima sulle note, mi piace. Questa musica la posso ascoltare solo quando sono solo. È possibile?
Peut-être qu'on se bâtira un monde à nous! canta Soan. Non è che abbia tutti i torti, eppure ha solo la mia età. Maledetto!
Un altro sorso.
E poi un altro ed un altro ancora. Bruxelles scura e fredda, Bruxelles malvagia e silente.
Il faut bâtir un monde à moi, c'est sûr.
La bottiglia è finita, l'ultima sigaretta e poi chiudo gli occhi.
È proprio tempo di rtsollevarsi. Troppa mediocrità.
Questa volta pour de bon; merde...
| inviato da lahaine il 29/12/2010 alle 22:44 | |
16 giugno 2010
Les Chevaliers de l'ordre de la Pintje
| inviato da lahaine il 16/6/2010 alle 15:6 | |
29 maggio 2010
Deadly Dull
Dopo mesi di fortissima attività sociale e lavorativa, mille viaggi facendo le capriole sulla cartina dell'Europa, sono finalmente riuscito a ritagliarmi un weekend di svacco e nulla-facenza. L'imperativo era "non uscire, non interagire" se non per recarsi al paky qui sotto per comprare generi di prima necessità (leggasi sigarette, biRa, cibo di scarsa qualità).
Il meteo belga ha decisamente aiutato questo status di prigionia volontaria presentando un sabato mattina uggioso, freddo e spaventosamente GRIGIO.
Mi trascino per la casa trascinando i piedi che slittano sul bordo della tuta cercando un modo stimolante di passare il tempo nel più completo relax.
Svegliatomi ormai da qualche ora, realizzo che il mio motore pensante sta camminando con una lentezza ignomignosa e capisco che questa giornata avrà un livello intellettivo e culturale pari a quella di una scolopendra.
Dopo aver sgrufolato biscotti e caffè come un maiale con le ghiande nel truogolo, mi siedo placido davanti al computer per i soliti controlli di routine:
- Quotidiano italiano online - il livello intellettuale sale drasticamente quindi dopo aver letto i titoloni decido di abbandonare l'impresa
- Quotidiano belga francofono online - i Valloni schifano i Fiamminghi e si lamentano. Livello di squallore 25
- Quotidiano belga fiammingo online - i Fiamminghi schifano i Valloni e fanno cadere il governo. Livello di squallore 45
- E-mail n°1 - inutile pubblicità, enlarge your penis, viagra blu, mille miglia alitalia
- E-mail n°2 - serata elettronica il mese prossimo, maratona jazz il weekend prossimo, la mamma sta bene.
Dopo aver passato non meno di 20 minutin inerme davanti allo schermo; alzando lo sguardo ogni 5 minuti per guardare un punto inesistente sul suffitto, mi balena la fantastica idea di dedicare all'ozio più totale scricadomi film e spalmandomi sul divano come la nutella sulla fetta di pane.
Ecco che quindi mi accingo a perlustrare la rete per decidere quali titoli visionare e prendere in cnsiderazione.
Ovviamente, considrerato lo stato in cui sono, non posso pretendere di mettermi a guardare film avanguardisti di registi di tripla nazionalità che comunicano solo attraverso i rumori del vento e i colori primari, devo quindi scendere molto, molto più in basso.
Il primo film che si propone è "Up in the Air" di, o con (ora non ricord), George Clooney.
Carico film su GiganteSchermo e mi accoccolo con Chrono sul divano imitandone laposizione rannicchiata.
Il film volge al termine, mi risollevo in posizione seduta e penso al bilancio del film.
Punti positivi:
- Non mi sono addormentato
- Lui è bono
- Lei è figa
- La società americana fa sempre ridere
Punti negativi:
- Non riesco a darmi una risposta decente alla domanda "Ne avevamo davvero bisogno di questo film?"
- Clooney credo abbia fatto una plastica a 6 anni che gli ha stampato qesta espressione del cazzo da furbetto-figheiro-so-tutto-io che, anche basta
- La fine è patetica.
Mi rialzo dal divano, ciondolo fino al computer e mi cerco un altro film. E qui accade la disgrazia.
Dopo tanto, tanto, ma davvero tanto parlare della nuova saga di vampiri, incappo in Twilight.
Non si puo' far finta di non sapere che cosa sia perchè il film in se è pubblicizzato e recensito anche sulle sedie a rotelle dei disabili. Ovunque!
Gli attori sono i nuovi volti che si vedono ad ogni angolo della strada, ricnoscerei meglio loro che mia madre probabilmente.
Si sa anche che la saga è tratta da una trilogia (o più?) di libri di una scrittrice che nessuno si era cagato fino ad oggi e che, improvvisamente, sembra aver scritto i libri più belli del mondo (voci di corridoio mi giunsero poi dicendo che i libri sono un attentato alla pazienza).
Ignaro comunque di quello che la storia racconti, decido di buttarmi.
Lo so, non sono stato ne astuto ne logico nella scelta, ma c'era un qualcosa di attraente in quel momento nel nome del film, oppure forse era la nostalgia di non sentire nominare quella parola da almeno 12 ore (un po' come facebook, che adesso credo sia la parola più pronunciata al mondo, credo anche più di "cazzo" in Italia). Insomma, ignaro di tutto, mi convinco di poter rimanere piacevolmente sorpreso, oltre al fatto che il film sembra soddisfare pienamente il livello di interesse che la mia persona raggiunge oggi.
Mi sdraio sul divano e inizio la visione.
La morte cerebrale
Io vorrei trovarmi in una stanza da solo con il regista o lo scenografo di questa puttanata di dimensioni colossali.
Quando il film finisce, a metà tra l'assopito e il tediato, non posso neanche fare lo sforzo di analizzare i punti positivi e negativi del film perchè non c'è NESSUN PUNTO POSITIVO degno di merito.
La storia è di una banalità raccapricciante: lei va in una nuova scuola dove incontra lui bello e impossible, lui si innamora di lei ma...zak! Elemento di disturbo. Elemanto di disturbo è un pericolo per lei, lui la slava e si amano felici e contenti.
Che bello!
Se c'è una cosa bella della leggenda sui vampiri è secondo me questo miscuglio di fascino, sensualità, terrore e cattiveria. I non morti, che affascinano e uccidono allo stesso tempo.
Invece in questo film di merda mi raccontano la storia di una banda di vampiri moderni e mentecatti, vegetariani (perchè mangiano solo animali e non umani) che si oppongono alla loro natura di assassini.
Che bello!
Un minuto di silenzio per gli attori che non servono veramente a niente. Lui, super nuovo sex symbol delle ragazzine, sembra un malato terminale con una maschera di carnevale e i capelli pettinati con le bombe a mano. Lei sebra un'oloturia gigante che per tutta la durata del film non riesce a cambiare nemmeno una volta quell'espressione da beota, neanche quando stanno per affettarla o violentarla brutalmente.
Ma soprattutto, la cosa peggiore di questo film è che per 3 ore non succede NIENTE!
Io, che sono un povero appassionato di super eroi (a me piacciono, va bene!?!?), mi diverto e mi compiaccio con poco. Mi bastano delle piccole scene di azione e di combattimento e me ne vado a casa contento.
In questo film, non succede...niente.
Lei si chiama Bella (che culo), lui si chiama Edward, il film si svolge più o meno cosi:
- Edward, ti amo.....
Passano 20 minuti, e lui finalmente risponde
- Bella, non possiamo, dimenticami....
Passanio altri 20 minuti
- No, non posso, perchè ti amo, staremo insieme per sempre
Altri 45 minuti di silenzio ed immagini inutili
-Ti amo anche io. Ma sono un vampiro
Passa una settimana
- Ma io non ho paura di te!
Passano 3 mesi
- Bella, sei in pericolo!
Io nel frattempo sono andato in andro-pausa
- Insieme sconfiggeremo il male
E li, o muori di vecchiaia o il film grazie a dio finisce.
UNA ROBA SPAVENTOSA
Credo di non aver mai visto un film cosi brutto e cosi noioso nella vita, persino il film delle spice girls che ho visto quando avevo 13 anni era più divertente.
Vorrei precisare che non è che mi aspettassi sto capolavoro, ero più o meno coscente di quello che mi stavo accingendo a guardare e non mi aspettavo certo un'opera di Kubrick, ma il film è talmente brutto, ma talmente brutto, che il disgusto è esploso dentro di me.
Un tedio senza fine.
Condividendo poi questa impressione con delle conoscenze, alcuni mi hanno risposto "va beh, ma è un film per adolescenti". No! Non è un fim per adolescenti, èun film per cerebrolesi.
La storia fa cagare, gli attori fanno cagare, la fotografia fa cagare, la musica fa cagare. La risposta è NO! Il film non è per adolescenti, il film fa cagare!
Mi terorizza l'idea che ci possa essere un seguito, e apparentemente ce ne sarà più di uno.
Io odio questa moda di fare i film a puntate, ma perchè io devo spendere 3/4 ore della mia vita per andare al cinema a vedere una csache non finisce? E per vedere il seguito devo aspettare un anno e mezzo!!!! (mi riferisco alla moda dei film ora, lungi da me l'idea di vedere il seguito di 'sta cagata infernale).
Per giunta, abbiamo appena chiuso l'era delle storie per bambini tipo Harry Potter che vengonoo vendute come storie "anche per adulti", e via tutti a leggere le favolette del cazzo. Dobbiamo aspettarci che adesso ci rifileranno i film e i libri scemi per ragazzine undicenni craniolese come colossal o best sellers e tutti, grandi e piccini, applaudiranno facendo la fila la nottte prima davanti alle librerie e i cinema per l'uscita del capitolo successivo?
Che bello!
Per oggi diciamo che chiudiamo qui il capitolo cinematografico, anndiamo a lavarci la faccia con l'acqua gelida per svegliarci e magari leggiamo un po', eh?
| inviato da lahaine il 29/5/2010 alle 1:10 | |
15 aprile 2010
My little corner
Stanotte ho sognato il ragazzo d'asporto, ed è stato strano.
Ero in casa sua, cosa bizzarra visto che ci sono stato una volta sola e per pochissimo tempo, in realtà non credo fosse davvero casa sua ma piuttosto un luogo immaginario dove mi piace pensarlo. Ero in cucina, alle prese con un manicaretto indefinito. Lui entra in casa, mi da un bacio e si toglie la maglietta.
Rimane appoggiato al mobile di rimpetto ai fornelli, parlandomi della sua giornata e sorridendo. Io lo guardo e lo ascolto con attenzione ma nel sogno lo sguardo si fissa e non si distoglie dal corpo svestito. E' bello e sicuro di se, mi sorride raccontandomi un aneddoto a quanto pare piuttosto divertente, ma io non lo ascolto più. Non riesco a distogliere lo sguardo dal suo torso senza maglietta.
Poi lui si allontana, non prima di avermi dato un altro lunghissimo bacio e scompare in camera da letto, dove si sfila il resto degli indumenti per infilarsi nella doccia.
Mi giro di nuovo verso la cucina e vedo il mio riflesso nella finestra, mi guardo dritto negli occhi chiedendomi in quale bislacca realtà mi sono catapultato. Aggrotto la fronte e rimango perplesso, subito prima di svegliarmi.
Strana quasta immagine incontrollata che il mio cervello mi ha mandato.
Sono stranito ed ansche un po' turbato.
Non sono più capace di scirvere. Di buttare giù i pensieri.
Forse è il francese che mi sta occupando il cervello. O meglio questa è la scusa che mi racconto ogni volta.
Eppure ci sono tante cose che avrei bisogno di far uscire.
Mi piace ogni tanto tornare qui, in questo "angolo" solo mio che non condivido con nessuno della mia vita attuale.
Ma sono visite silenziose.
Mi aggiro guardingo negli angoli degli altri scrutando ogni tanto i dettagli, lasciando a volte una traccia involontaria.
Il ragazzo d'asporto è scomparso.
Ho l'impressione di guardare nel passato, in un altro mondo, dove le cose e le persone continuano senza preoccuparsi di quello che mi succede. Non che la cosa mi stupisca.
Tutto si racchiude in quella manciata di minuti che scorrono durante la sigaretta della buona notte, quando appoggiato alla balaustra del balcone guardo l'orizzonte dalla nuova abitazione ed ascolto la fontana sotto casa scrosciare imperterrita. La casa al suo interno è silenziosa, asettica. Mancano ancora i dettagli che la faranno sentire "casa". Gatto dorme sul divano sfavillante, ancora stordito dal cambiamento inaspettato.
E stasera, dopo vino e risate, ho sentito la voglia di tornare qui, di lasciar il mio odore in questo angolo solo mio, anche se i pensieri sono rimasti la fuori sul balcone, con la sigaretta fumante e la piazza silenziosa sottostante.
Sono lontani i tempi in cui questo luogo aveva ragioni teraputiche. L'idea di lasxciare qui qualcosa la faceva diventare immediatamente più semplice e nitida. Ora l'effetto magico si è esaurito. Sarà forse l'età che avanza? Oppure il cervello che si assopisce. La seconda ipotesi è allarmante.
Certo è che le priorità sono cambiate drasticamente, e con loro, o a causa loro, anche i gesti più quotidiani.
In ogni caso,, non si puo' far altro che andare avanti. Del resto camminare all'indietro è sempre stato abbastanza complicato, metaforicamente e non.
Mi chiedo ora, che mi ritrovo davanti ad una persona che non sono più, che cosa è successo. Dove sono i personaggi in cerca d'autore, dove è finita l'improvvisazione, dov'è il lupo che girovaga nella steppa? E ad un tratto mi sembra di essere diventato cosi convenzionale che la sola idea mi agghiaccia. Possibile?
Eppure non mi rimane un'altra seduta/sigaretta sul balcone, bisogna abbassare il sipario per sistemare la scena. Riposare i muscoli e la voce, perchè domani si ritorna in scena. Scena... era da tanto che non la vedevo in questo modo. E un po' mi fa sorridere...
| inviato da lahaine il 15/4/2010 alle 2:1 | |
23 luglio 2009
Lontano
È la necessità di isolamento che la fa da padrona in questo periodo.
Sento la stanchezza sulle spalle la mattina quando mi alzo e non riesco a liberarmene fino a sera.
Saranno i tanti pensieri che non riesco a riorganizzare ultimamente, oppure quell’incessante sentimento di inadeguatezza al mondo che ormai è presente da tanti anni.
Lascio ciondolare la testa sulle spalle quando nessuno mi vede, come se lasciassi la presa delle mille corde invisibili che la sostengono. E cerco di sorridere come sempre il più possibile, anche se ogni tanto non ne ho proprio voglia. Ma qualcuno tempo fa mi disse che le persone intorno a me non hanno fatto niente di male per accollarsi i miei pensieri a i miei problemi, e che hanno già i loro. Mi sembrava avesse senso come ragionamento.
È per questo che avevo deciso di andare via da solo in vacanza, non ho mai voluto cosi tanto un po’ di tempo da solo, svegliarmi da solo, decidere della mia giornata senza compromessi, senza accondiscendenza. L’idea di tacere finalmente per diverse ore, smettere di areare gola e polmoni continuamente per cose che non ritengo necessarie, ritornare un po’ a riflettere prima di parlare, che non mi viene sempre spontaneo.
Avrei voluto sedermi da qualche parte a pensare, cercando di incastrare le cose in modo che prendano una forma.
Vorrei prendermi del tempo per pensare a cosa posso fare per cambiare lavoro, per prendere una direzione che mi interessi davvero e che mi soddisfi. Avevo in mente di riprendere gli studi, magari serali, per diventare educatore, o forse insegnante.
Mi piacerebbe anche mettermi a tradurre da casa, anche se la prospettiva di trovarmi a tradurre macchinari e programmi informatici è un po’ meno appetitosa. Ma anche li, le pre visioni non sono affatto rosee.
E poi c’era la voglia di andare via, fare qualcosa di un po’ utile, o anche un po’ creativo. Sempre complicato.
Qualcuno mi disse una volta che avrei dovuto fare il politico, sono arrivato fino al punto di crederci, ma ogni volta che finisco su questo pensiero mi metto a ridere. Dovrei cercare di essere un attimo realista.
Sono invidioso, lo ammetto, di un sacco di gente. Li guardo e mi chiedo perchè non sono nato cosi, spensierato e leggiadro. Mi piacerebbe essere capace di essere un po’ meno moralista, mi piacerebbe riuscire a pormi molte meno domande e meno problemi. Mi piacerebbe essere capace di adagirami su una vita più facile, anche se meno interessante, meno costruttiva. Poi mi dico che non sono un luminare né un nobel per la pace, e che forse dovrei cercare di riportare i miei pensieri alla dimensione che dovrebbero avere e cercare di abbassare un po’ la cresta.
Anche per questo forse avrei bisogno di allontanarmi un po’.
Lontano dall’ufficio grigio e marrone (mi chiedo come mai gli uffici di qualsiasi società siano sempre cosi deprimenti), lontano da questa città che mi opprime ma alla quale non riesco a trovare un’alternativa, lontano dalla routine di tornare a casa per preparare la cena, per fare il bucato e le pulizie, lontano e basta, mi piacerebbe...
Lontano per pensare a questo desiderio immenso di avere un bimbo che mi sta nascendo, questa voglia di occuparmi di qualcuno e di poter fare il papà. Ogni tanto, quando riesco a fermarmi un attimo, mi dico che sono ancora cosi immaturo per pensare ad una cosa simile, e poi mi dico anche che forse non c’è un livello di maturità che bisogna raggiungere e che l’importante è essere li, è avere tante cose da offrire.
E due mesi fa quando arrivo’ l’illusione di diventare zio, non riuscii a trattenermi. In quell’attimo seduto al tavolo quando tutte le mie maschere caddero in frantumi per terra e l’unica cosa che mi rimaneva da fare era scoppiare in lacrime. Per la gioia, sicuramente, ma anche per l’ingiustizia forse, per l’invidia, per la paura che non possa mai succedere a me. E per l’ennesima volta sentirmi quello che dei due è meno giusto, meno adatto.
Eppure qui la possibilità di adottare come single esiste da tanto tempo. Forse, chissà...
Lontano e basta...
Mi illudo che una pausa di riflessione mi aiuterebbe a trovare il mio posto, anche solo vagamente. Che io riesca a contestualizzarmi da qualche parte senza sentirmi sempre un qualcosa di aggiunto.
E questa confusione in testa mi sfianca, tanto quanto la pioggia perenne fuori dalla finestra, se solo ci fosse un po’ di sole in più, anche solo un po’ di luce, forse sarebbe più semplice.
E raccolgo i cocci delle mie maschere cadute, li incollo insieme per cercare di rialzarmi e non lasciare che anche il resto cada e finisca in mille pezzi.
| inviato da lahaine il 23/7/2009 alle 17:14 | |
15 luglio 2009
Signorina cono gelato
In un mercoledi mattina di quasi estate (estate per modo di dire visto che qui a Gotham City godiamo di più o meno 3 settimane di luce all’anno) la routine settimanale inizia come deve.
Mi sveglio dal mio coma cerebrale aprendo gli occhi appena e ovviamente la prima immagine del mattino è Nano phidanza che sgrufola a bocca aperta con bavino colante sul cuscino. Buon giorno ToNaso!
Mi trascino sotto la doccia per riportare le mie già stanche membre sotto una forma umana e per riuscire forse ad aprire gli occhi un po’ di più.
Lavatina di denti, deodorino sotto l’ascella maledetta, e fase abbiglio. Stamattna braghetta e magliettina smessa da ieri sera perchè per fortuna il dress code qui al nord è meno esigente.
Scendo in sala per bermi succhino e aprire la finestra a gatto malefico che mormorando qualcosa nella sua lingua trotterella sul terrazzo per andare a posizionarsi sulla sdraio al sole.
Lo guardo dalla finestra della cucina odioandolo a morte cosciente del fatto che quella sarà la sua attività principale della giornata: svacco sul terrazzo.
Prendo la borsa e le chiavi e mi incammino verso l’uscita della Maison de Maître con i suoi interni improbabili e surrealistici.
Ogni mattina prego Odino di non farmi incontrare nessun condomine per non dover ritrovarmi a fare sforzi incommensurabili per mettere insieme 2 frasi di cortesia con un senso compiuto.
Come ogni mattina, spunto dalla mia stradina sfociando nel grande boulevard che mi porta alla metropolitana. Ovviamente l’opzione tram non è neanche considerabile perchè ogni giorno il tram mi passa davanti leggiadro e di correre verso la fermata non se ne parla nemmeno.
E poi non mi fa cosi male camminare per 10 minuti fino alla metro, tanto per svegliare i muscoli e le articolazioni e approfittare del fatto che oggi, anche se poco credibile, non piove! L’unica nota negativa è che sono effettivamente le 10 meno 20, ora in cui un lavoratore normale ha già piazzato culo e braccia in ufficio ed acceso il computer da un pezzo.
Raggiungo arrancando la metropolitana e scendo le scale mobili sorridendo per aver trovato un aiuto efficace alla deambulazione delle mie membra sovrappeso.
Arriva il treno ed io con un balzo quasi felino entro e inizio a scandagliare il vagone per trovare un posticino, possibilmente non difianco a qualche chiattona di colore che sembra un ananas, cercando un rifugio per il mio già esausto corpicino per i prossimi 30 minuti.
Individuo la preda e mi lancio come una fregata magnifica in picchiata verso il posto, arrivando prima di ragazza-scialba-commissioneeuropea che mi guarda con astio evidente. Mi volto e le ricambio lo sguardo e i sentimenti, vai a farti fottere puttana che guadagni 5mila euro al mese, puoi anche fare lo sforzo di stare in piedi 10 minuti e la prossima volta non ti metti i tacchi cosi stai più comoda.
Perchè io al mattino sono particolarmente amabile ed altruista.
Apro la borsa blu che mi trascino dietro dalla porta di casa e tiro fuori maledetto-libro, che sto cercando di finire da ormai 3 settimane, ma si sa, Pasternàk la mattina appena svegliati non è una facile missione.
Dopo quattro difficili tentativi di iniziare a leggere una pagina, riesco finalmente ad entrare nella storia e in pochi minuti riesco a svoltare pagina ed appassionarmi a quello che sto leggendo.
Ma ovviamente, non poteva mancare l’elemento di disturbo.
Il treno si ferma ad una fermata intermedia e d’un tratto il posto libero che si era creato di fianco al mio viene occupato da un’ammasso imponente di carne e capelli. O per lo meno di carne credevo si trattasse.
Alzo leggermente lo sguardo e non posso non notare che di fianco a me si è seduta una graziosa signorina che ad occhi e croce sarà alta due metri, con i capelli neri (tinti credo), la pelle color mattone scuro (naturalissima) e un vestitino svolazzante con motivi arancioni e marroni un po’ anni 70.
In maniera discreta, cerco di alzare ulteriormente lo sguardo per scrutare meglio la mia vicina ed alzando la testa come dovrebbe teoricamente stare, sollevata sul collo, mi accorgo che signorina-color-mattone possiede e trasporta due armi di distruzione di massa sul petto.
Non sono più due tette, la chirurgia estetica le ha trasformate in due gigantesche palle da bowling ricoperte di epidermide.
Mi irrigidisco un pochino, mi mette un po’ a disagio essere cosi a stretto contatto con cotanto artificio.
Il problema è che signorina-color-mattone non si è premurata di coprire le sue parti più o meno intime e il suo vestitino anni 70 copre si e no il capezzolo lasciando 2/3 della tetta, anch’essa color mattone, in vivida evidenza.
Rimetto immediatamente il naso nel libro e cerco di recuprerare la concetrazione perduta nella lettura ma come molti sanno la mia capacità di concentrazione al mattino (soggettivamente presto) è davvero scarsa.
Con la coda dell’occhio la presenza di tetta-gigante è sempre li, come ad indicarmi un terrazzamento di Bergeggi.
Mi faccio piccolo piccolo (nel limite del possibile) nel mio angolo schiacciando la mia spalla destra e il fianco al finestrino in modo da non sembrare troppo vicino e troppo interessato agli attributi di signorina-color-mattone che nel frattempo ha preso nella mia testa più le sembianze di un gigantesco travestito brasiliano e che d’un tratto decido di identificare con il nome di Rodrigoh.
Come uscire da questa situazione di imbarazzo?
D’un tratto ho l’impressione che tette-giganti stiano ormai occupando tutto il mio spazio vitale e il solo sollevare il libro per portarlo all’altezza delgi occhi significherebbe quasi sfiorare (e quindi per l’altrui percezione “palpare”) le tette della mia vicina.
Per un attimo cerco di farmi coraggio e mi riempio di ego convinto che l’unica soluzione sia quella di chiedere alla vicina di farsi un po’ più in la per permettermi di stare comodamente seduto al mio posto, ma le uniche frasi che reisco a formulare nella testa sono “Scusi signora potrebbe mica spostare ste quattro badilate di zinne che si ritrova un po’ più a sinistra?”, oppure “Scusa! Non è che potresti mettere le tue amiche tette-giganti da un’altra parte che non riesco a leggere?”, o ancora altra alternativa è di rivolgermi direattamente alle tette come soggetto di conversazione “Scusate, sarebbe più piacevole per tutti se poteste rimanere arginate dal vostro lato perchè non riesco a concentrarmi”.
Quello che mi chiedo incessantemente è perchè, con tutta la gente, lo spazio e le possibilità che ci sono in una città come la capitale europea, proprio io che al mattino sono particolarmente dissociato ed estraneo alla realtà devo trovarmi in una situazione di vita comune come la metropolitana ma seduto difianco ad una con due gigantesche tette finte che mi si piazzano sotto il naso.
Ed è a questo punto che scatta l’apoteosi della contraddizione.
Rordigoh si gira leggermente e con un tono al limite tra lo scocciato e l’ironico mi dice in un francese con un accento straniero orrendo “Potrebbe smettere cortesemente di fissarmi la scollatura?”
Credo che in quel momento tutto il sangue che ho in corpo sia stato immediatamente pompato di botto verso le tempie. Diventi di un rosso fluorescente e sento che la pelle del viso inizia a diventare umida.
Spalanco gli occhi e giro la faccia verso di lei per (almeno provare a) guardarla in faccia.
Cosa rispondo in una situazione cosi???
Soluzione n°1
Risposta acida ed indispettita, del genere “Bella ma chi cazzo te le guarda le tette che fanno shcifo ed io son pure finocchio”.
Soluzione n°2
Risposta acida ed agressiva, “Scusi eh, ma è un po’ difficile guardare altro quando la sua sollatura funge da eclissi su tutto il resto. Son talmente grosse che non vedo altro...”
Soluzione n°3
Soluzione acida e supponente, cioè “Ma che cazzo vuoi, se non vuoi farti guardare primo ti copri, secondo magari non ti rifai le tette come due immense palle di gelato”.
Ovviamente il mio minuscolo ed insulso cervello non riesce ad elaborare tutto questo in quella frazione di secondo che mi è concessa prime di risponderle, quindi tutto quello che riesco a dire nella mia maledettissima educazione e gentilezza è “Guardi che non stavo affatto guardando quello”.
Rodrigoh si gira indispettita e dopo due fermate grazie al cielo si alza e scende.
Io rimango li, seduto e tramortito dall’accaduto cosciente del fatto che metà vagone della metropolitana mi sta guardando come se fossi un pervertito della peggior specie considerando come povera vittima quell’infame travestita che mi ha fatto fare una delle figure di merda più colossali della storia.
Rimetto il naso nel libro, alzandolo un po’ più del dovuto per nascondere meglio il viso dagli sguardi sprezzanti del pubblico implorando che la mia fermata arrivi in fretta e che io possa uscire da questa bolla di letame in cui mi sono cacciato.
Mi viene anche in mente di alzarmi in piedi sul sedile per urlare al mondo che non sono un pervertito, che sono gay e che è tutto un malinteso, ma mi rendo conto che potrebbe essere ancora più deleterio per la mia immagine.
Decido di rimanere li nel mio angolo, imbarazzato, aspettando che le persone tornino alle loro conversazioni precedenti, maledicendo quella bastarda a galleggianti, la chirurgia estetica, i vestitini succinti e il fatto di non essere salito su un altro vagone della metro.
E la mia giornata inizia con una sfumatura, come dire....color mattone scuro.
lahaine is back!
| inviato da lahaine il 15/7/2009 alle 15:36 | |
26 gennaio 2009
crazy
All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. A ll work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy.
All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. All work and no play makes Tommaso a dull boy. |